New York

New York ci è piaciuta tantissimo, ci torneremmo mille volte. Andarci è come immergersi nella quintessenza degli Stati Uniti, o meglio, di come più di 50 anni di film e telefilm ci hanno mostrato questo Paese. Ti ritrovi a passeggiare in posti in cui non sei mai stato, ma che hai già visto 1000 volte sullo schermo. Allo stesso tempo, è la città più...“più” in cui siamo mai stati! A New York tutto è grande, tutto è tanto, e forse anche troppo. Grattacieli altissimi, traffico, rumore, ma anche gente diversissima, tutti i tipi di ristoranti che vuoi, millemila musei, negozi, teatri, librerie non manca niente...E’ proprio come essere al centro del mondo.

Ci siamo stati dal 2 al 12 giugno 2016, per 10 giorni, quando Samuele non aveva ancora compiuto 2 anni.

Organizzare il viaggio non è stato facile, almeno non come quando si va in una “normale” capitale europea.

Innanzitutto perché i prezzi per il pernottamento sono alti (chiaramente dipende dal budget che si ha a disposizione, ma credo che tutti siano d’accordo se diciamo che sono abbondantemente sopra la media).

In secondo luogo perché conviene scegliere una “base” in una posizione strategica. Considerata la grandezza della città, infatti, gli spostamenti richiedono molto tempo, quindi, per ottimizzare, conviene alloggiare in un posto che sia vicino ad una stazione della metro che sia ben collegata con il resto della rete.

NYC 2Noi, per risparmiare un po’, abbiamo prenotato su AirBnb un appartamento a Brooklyn, che era ricavato nel classico seminterrato di una brownstone, che sul lato posteriore si affacciava sul giardino interno della casa. La scelta si è rivelata ottima: l’appartamento, situato in Lincoln Place, nella zona di Crown Heights, era abbastanza pulito, la zona tranquilla, con tutti i negozi essenziali vicino e la stazione della metro a pochi passi.

Per ottimizzare al meglio il nostro tempo, sempre per via delle distanze, abbiamo pensato di organizzare la nostra visita per zone, dedicando una giornata ad una parte specifica della città, in modo da “perdere” meno tempo possibile negli spostamenti.

Insomma, NY si è rivelata una città impegnativa, che non ha niente a che vedere con nessun’altra in cui noi fossimo stati, ma ci ha ripagato per tutto il nostro impegno!

Come dicevamo, siamo partiti il 2 giugno, in mattinata, con un volo Airfrance per Parigi e da lì con un volo Delta Airlines diretto all’aeroporto JFK di New York. Il viaggio è andato benissimo e Samuele è stato molto bravo, nonostante avesse poco meno di due anni e questo fosse il suo primo volo lungo.

Sia ben chiaro: New York non è una città “child friendly”. Non ci sono servizi particolari rivolti a chi viaggia con bambini, quindi bisogna tenere presente questo aspetto se la si sceglie per andarci con bimbi piccoli.

Arrivati in città, dopo la fila per il controllo dei passaporti abbiamo preso un taxi che ci ha portato al nostro appartamento (per la serie com’è piccolo il mondo: il nostro tassista era un ragazzo originario della Turchia, che spesso viene in Italia perché ha gli zii che abitano a Brescia).

Times Square: il centro del mondo...

Non appena arrivati all’appartamento abbiamo conosciuto la nostra padrona di casa, abbiamo lasciato i bagagli e siamo subito usciti verso il centro del centro del mondo, ovvero Times Square, con i suoi coloratissimi maxischermi. Da lì abbiamo passeggiato nelle strade di Manhattan, circondati dai suoi grattacieli.

Visitare una città come NY, ed in generale quelle degli Stati Uniti, non è come andare in una città europea, in cui ci sono monumenti, statue e piazze antiche...si tratta più che altro di passeggiare e gustare le atmosfere del luogo. Questo non vuol dire che noi non avessimo la nostra lista di must da vedere: siamo passati dal Chrysler Building, dall’Empire State Building e siamo stati sulla 5th Avenue ed alla Grand Central Terminal. Affamati, siamo andati a mangiare un hamburger al Burger Joint, che è uno dei migliori posti dove mangiare un hamburger in città. Già entrare nel locale è un’esperienza, visto che…da fuori non esiste. Infatti, per entrare bisogna passare dalla hall di un hotel 4 stelle, il Le Parker Meridien, in fondo alla quale c’è una tenda scura, che nasconde un posto completamente diverso: un fast food vecchio stile, in cui si ordina il proprio panino al bancone e si beve dell’ottima birra alla spina. Sazi e soddisfatti siamo andati al Rockfeller Center, dove siamo saliti sulla terrazza panoramica, il Top of the Rock.

Per il nostro secondo giorno, dopo essere riusciti a bloccare Samuele che si era svegliato alla 4 di mattina per via del fuso orario, ci siamo diretti verso il ponte di Brooklyn. Abbiamo visto il panorama di Manhattan sull’altra sponda dell’Hudson, abbiamo passeggiato tra i palazzi di Brooklyn Heights e ci siamo riposati al Brooklyn Bridge Park. Poi siamo saliti sul Ponte e da lì siamo andati nella zona di Dumbo, per ammirare la famosa vista del Manhattan Bridge e da lì abbiamo gironzolato fino al Jane’s Carousel e poi a Pebble Beach.

Ad un certo punto abbiamo notato un parco, in cui c’erano dei giochi a disposizione dei bambini e ci siamo andati, per la gioia di Samuele. Dopo qualche minuto nel parco, abbiamo visto che c’era una fontana...e che i bimbi ci si mettevano tranquillamente sotto, mezzi nudi...e che ci portavano i giochi...insomma, ci siamo guardati negli occhi e, appurato che avevamo un cambio a disposizione, abbiamo proposto a Samuele di andare a giocare sotto la fontana. Inutile dire che dopo mezzo secondo era anche lui a mollo!

Il giorno dopo avevamo appuntamento con la nostra amica Debbie, che è unanewyorkese doc eche abbiamo conosciuto anni prima durante una sua visita a Bologna. Arrivati a casa sua abbiamo fatto un po’ di chiacchiere, descrivendole le nostre impressioni sulla sua amata NY e poi abbiamo preso la macchina per andare con lei a trovare la sua mamma che viveva in Connecticut.

Uno dei posti che non bisogna perdere a NY è la Statua della Libertà.

Noi abbiamo scelto di ammirare la Statua della Libertà da uno dei famosi traghetti arancioni che da Manhattan vanno a Coney Island e che nella traversata ci passano proprio di fianco, quindisiamo andati verso il terminal del Coney Island Ferry.In questo modo si riesce a vedere la Statua della Libertà da varie angolazioni e da molto vicino. Se non si è interessati ad una visita all’interno, consigliamo questa soluzione, visto che, avendo l’abbonamento della metro, il traghetto è gratuito e l’esperienza sul battello è molto gradevole anche per i bimbi. Inoltre, da Coney Island e per tutto il tragitto del rientro, si gode di una splendida vista della parte meridionale di Manhattan.

Una volta rientrati sulla terraferma, siamo andati nella zona di Wall Street, con il suo famoso Toro, il Charging Bull, e poi il NY Stock Exchange e la Trinity Churc, che tanto stride con i palazzi moderni che la circondano e la sovrastano. Abbiamo pranzato con un hot dog a Zuccotti Park.

Dopo pranzo siamo stati al 9/11 Memorial, che è senza dubbio un luogo importante sia per quello che quest’evento ha rappresentato per la città che per come sia stato scelto, a livello architettonico, di rappresentarlo. Da lì abbiamo preso la metro e ci siamo spostati verso il Greenwich Village, per concludere la giornata passeggiando e bevendo una birra.

La High Line, una linea sopraelevata della metro, ormai dismessa e trasformata in giardino.

Una delle cose che più ci incuriosivano di NY era la High Line, una linea sopraelevata della metropolitana, dismessa da tempo, che è stata trasformata in giardino all’aperto. Non potevamo non andarci per vedere com’è dal vivi e ci è piaciuta molto, essendo un esempio di riqualificazione tipico di questa città viva ed in continua trasformazione. Da lì abbiamo raggiunto Chelsea e poi il Chelsea Market. Poi abbiamo deciso di ritornare al Greenwich Village e poi a Washington Square Park, dove Samuele ha potuto divertirsi con i giochi, scappando, come il suo solito, tutte le volte che un altro bambino si avvicinava a lui parlandogli “in una lingua che lui non capiva”. Visto che si è messo a piovere, ne abbiamo approfittato per fare shopping da Macy’s, approfittando dei prezzi che molti capi d’abbigliamento hanno negli Usa, rispetto all’Italia.

NYC 4La zona scelta per la giornata successiva era dedicata a Union Square ed al Flatiron Building, il famosissimo “palazzo triangolare”,ma la nostra passeggiata è stata interrotta da un brusco acquazzone. Dopo esserci rifugiati in un negozio di articoli sportivi, approfittando ancora per fare shopping, visto che il meteo non era migliorato, abbiamo decisodi tornare a casa per il pranzo.

Qui devo registrare una piccola disavventura: nel fuggi fuggi per via della pioggia ho perso gli occhiali da sole, che avevo comprato con molto entusiasmo pochi giorni prima della nostra partenza! Grandissima tristezza!!!

Nel pomeriggio siamo usciti, non mi ricordo esattamente per andare dove, ma abbiamo sbagliato la linea del treno della metro e quindi siamo scesi ad una fermata a caso. Non sapevamo esattamente dove fossimo, ma, passeggiando, ci siamo resi conto di essere a Williamsburg, un’area di Brooklyndove vive una folta comunità di Ebrei chassidici. Le strade erano piene di uomini con i tradizionali payot, mentre le donne portavano lunghe gonne fino a metà polpaccio. Coppie, anche molto giovani, avevano con sé due o tre bambini. Per noi è stata un’esperienza molto particolare ed inaspettata. Era come essere stati catapultati in un attimo in un’altra parte del mondo, senza saperlo equesto è uno degli aspetti meravigliosi che una città cosmopolita come New York ti può offrire.

Dopo aver passeggiato un po’ nel quartiere, abbiamo preso un taxi e siamo arrivati all’East River State Park. Nel frattempo il sole stava tramontando e, tra una giostra e l’altra, ci siamo goduti uno splendido tramonto con Manhattan sullo sfondo.

Il giorno seguente il sole splendeva sulla grande mela ed io ero senza “sunglasses”...Dovendo andare verso Roosevelt Island, ci siamo fermati da Bloomingdale per compensare la perdita del giorno prima. Arrivati nei pressi del Queensboro Bridge, che ha fatto da sfondo alla battaglia tra Spder-Man e il Green Goblin, abbiamo preso la teleferica (la Roosevelt Island Tramway) e siamo arrivati sull’isola. Ci siamo goduti il sole, passeggiando in riva all’East River ed inseguendo una macchinina a molla a forma di taxi newyorkese appena comprata per Samuele.

Nel pomeriggio ci siamo spostati a Central Park, dove Samuele ha sguazzato sotto le fontane del parco per i bimbi. Fa davvero un certo effetto trovarsi in quest’oasi verde sovrastata dai palazzi circostanti. Dopo aver raggiunto la famosa statua di Alice in Wonderland. Lì ci ha raggiunto Debbie, la nostra amica newyorkese doc, con cui abbiamo fatto una passeggiata fino allo Strawberry Fields Memorial, in cui spicca il mosaico “Imagine”, inaugurato nel 1985 per ricordare John Lennon.

Il nostro soggiorno newyorkese era quasi arrivato al termine. Come facciamo spesso nei nostri “ultimi giorni” in una città, quando abbiamo già visto tutto quello che non potevamo perdere, ci dedichiamo al cazzeggio, prendendocela con calma. Abbiamo deciso di andare da Strand Bookstore, una libreria indipendente che esiste da quasi100 anni, famosa per avere “18 miglia di libri”. Ci siamo messi a curiosare, fino ad arrivare all’ultimo piano, dove ci sono i libri rari e dove abbiamo trovtao una copia autografata del libro “Sunset Park” di Paul Auster, uno degli scrittori newyorkesi per eccellenza che amiamo molto. La giornata è proseguita così, a spasso per Manhattan, curiosando per negozi, passeggiando a caso e prendendo le strade che ci ispiravano di più. Nel pomeriggio abbiamo preso il treno verso Brooklyn e ci siamo fermati a Prospect Park, per un aperitivo prima di rientrare a casa per la cena e per preparare i bagagli.

L’ultimo giorno abbiamo fatto colazione in un bar vicino casa, rientrando in tempo per l’appuntamento con il taxi che ci ha portato a Newark, in aeroporto. Anche questo tragitto ci ha fatto realizzare quanto sia grande questa città, che in pratica fa parte di un’area urbana sterminata.

Questo viaggio ci ha regalato sensazioni contrastanti: da un lato New York è eccitante, tutto è figo, cool (come direbbero loro), puoi avere tutte quelloche vuoi nello stesso posto, ma allo stesso tempo si ha come la sensazione che sia troppo, anche a livello ambientale, che questa distesa urbanizzata popolata da milioni di persone che producono, consumano e, diciamolo, sporcano e inquinano sia eccessiva.

Viaggiare serve anche a questo: a vedere posti nuovi, che ti fanno riflettere, ragionare e porti delle domande. Ed è bello che questa possibilità sia data anche ai bambini, che possono, in questo modo, aprire la mente, scoprendo le diversità.

Una volta in aeroporto abbiamo fatto il check in e poi abbiamo preso il volo che ci ha riportato in Italia.